E va bene... avete ragione... questa pagina
non è che c'entri molto con l'astronomia!
Ho voluto ugualmente inserirla all'interno del sito per farne un album fotografico
di quella che è la passione per la montagna.
Per la maggior parte illustro uscite in ferrate, anche se molte grandi avventure
si sono consumate lontano da esse...
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... la mia vera palestra per quel che riguarda escursioni,
ferrate, MTB, bici da corsa, arrampicata: è accessibile in pochi minuti
di macchina e offre panorami e paesaggi di tutto rispetto. Esplorato in lungo
e in largo su quasi tutti i sentieri è anche un buon sito per astrofotografia
a largo campo. In giornate limpide permette l'osservazione ad occhio nudo
della laguna di Venezia, dei Colli Euganei e Berici, degli Appennini Tosco-Emiliani.
Ricordato per aver vissuto le fasi più calde della Prima Guerra mondiale,
ospita oggi un ossario italo-austriaco e un museo di guerra. Da visitare.
Il Monte Bianco lungo la Trois Mont Blanc
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Il Monte Bianco, tetto dell'Europa Occidentale, era da tempo nel mirino delle vette da raggiungere. Dopo il fallito tentativo ad un passo dalla vetta del 17 luglio 2007 a causa del cattivo meteo, torno con Nico sul Gigante di ghiaccio e granito: è l'8 settembre dello stesso anno. Saliti da Chamonix all'Aiguille du Midi pernottiamo all'accogliente Rifugio dei Cosmiques (3613 mt): sarà un semplice rimanere distesi sul letto per pochissime ore! Ore 02:00 del giorno 9: inizia la salita. Da subito sul Tacul, dove le luci degli alpinisti che salgono in successione creano uno scenario tanto fantastico quanto emozionante. Il balzo è ripido, con alcuni crepacci da superare, e con successiva lieve discesa raggiungiamo il ventoso Col Maudit (4035 mt). E' ancora buio, salgo da primo sul pendio di massimo impegno che ci porta al Col du Mont Maudit (4345 mt): qui la pendenza raggiunge i 50° per circa 60 metri di lunghezza, mi aiuto con due piccozze. Discesa verso il Colle della Brenva (4309 mt): sono le ore 06:30, il Sole inizia ad avvertire la sua imminente comparsa. E' tempo di affrontare l'ultima grande salita verso la vetta: 450 metri di estenuante rampa dove ormai la quota inizia per me a farsi sentire. Ci impieghiamo ben 2 ore, ma giochiamo alla pari con gli altri alpinisti. Arriviamo in vetta alle ore 09:02, momento in cui il sogno diventa realtà! La successiva rilevazione ufficiale confermerà il nostro record di quota: 4810,9 metri.
Per la descrizione dettagliata e fotografica della
Trois Mont Blanc clicca qui: TROIS
MONT BLANC
Cima Vezzana - Ferrata Bolver-Lugli
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16 ottobre, ancora Pale, nuova ferrata. La Bolver-Lugli,
itinerario considerato fra i più belli di questo tipo, si sviluppa
verticalmente sulla parete sud-ovest del Cimon della Pala. Inizialmente su
facili roccette non attrezzate, la salita si fa mano a mano sempre più
impegnativa fino ad un paio di passaggi assolutamente verticali ma con ottimi
e solidi appigli. La ferrata in qualche punto presenta i rinvii saltati ma
ciò non compromette l'ascensione. Dopo circa 3 ore raggiungiamo il
Bivacco Fiamme Gialle a 3005mt, punto in cui termina la ferrata e la vista
si apre sull'altipiano delle Pale. La nostra salita prosegue verso Cima Vezzana,
punto di massima elevazione in tutte le Pale. Inizialmente su pendio ghiaioso
su procede poi per rocce salde ma in ripida salita. L'arrivo ai 3192mt ci
ripaga di tutta la fatica: il panorama è indescrivibile, giornata perfetta.
Tempo mezz'ora e discendiamo nuovamente verso il Passo del Travignolo per
deviare nell'asciutta valle dei Cantoni. Superato Passo Bettega (2667mt) la
lunga discesa si fa ripida e scivolosa: un paio di brevi tratti malamente
attrezzati ci induce molta attenzione; superiamo Col Verde, Malga Fosse ci
sta aspettando da ormai 11 ore; il Cimone ci fa un ultimo regalo incendiando
le sue pareti al tramontare del Sole.
Catinaccio d'Antermoia - Ferrate Ovest ed Est
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E' il 30 settembre 2006, con Marco e Nico ci dirigiamo
verso il Catinaccio, catena per noi ancora inesplorata. Il nostro cammino
inizia dal Rifugio Gardeccia a 1950mt; la salita verso Passo Principe è
elementare, superando il curioso abbinamento degli affiancati rifugi Preuss
e Vajolet. La ferrata inizia a pochi metri dal rifugio Principe, alternando
tratti attrezzati a tratti liberi, tutto comunque facilmente superabile. Le
nebbie basse iniziano a salire lentamente e il loro arrivo alla vetta (3002mt)
coincide anche con il nostro. La cresta finale richiede l'unica vera attenzione
nella salita, cresta che poi proseguendo nella discesa ci porta all'ancor
facile ferrata Est. Lo scenario nella Valle d'Antermoia cambia radicalmente:
l'impensabile altipiano che conduce al lago d'Antermoia sembra essere il letto
di un antico fiume! Dopo aver visitato il rifugio Antermoia (2497mt) saliamo
al passo di Lausa (2700mt) per discendere la variegata Val de Lausa. Superato
Passo delle Scalette la discesa si fa impegnativa: sentiero scivoloso e alquanto
ripido che a tratti si infila in canalone detrico dove le possibilità
di scendere si moltiplicano. Il tratto conclusivo all'interno del bosco è
invece elementare. Arriviamo al Gardeccia, il servizio shuttle ci sta attendendo
per la sua ultima discesa delle 18.00.
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3 luglio 2006, si parte per il primo quattromila.Con
Nico e Toni, dopo la serie di impianti di risalita in Val Sesia, ci portiamo
in breve tempo al rif. Città di Mantova, dove pernottiamo alla quota
di 3470mt. L'indomani, alle ore 4.00, usciamo per affrontare il primo ghiacciaio,
quello del Lys: a tratti molto ripido ma comunque in buono stato. Alle spalle
del rifugio Gnifetti l'unico punto veramente delicato, dove i crepacci nascosti
ovunque richiedono molta attenzione per il loro superamento. Al Colle del
Lys gli spazi si aprono, il Sole esce alle spalle del Parrot, di colpo siamo
proiettati in un mondo bianco e silenzioso, decorato da un cielo terso e un
vento gelido. L'ultima ripidissima salita verso la Capanna Margherita: arriviamo
a quota 4559mt, vetta italiana del Monte Rosa .
Latemar - Ferrata dei Campanili
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12 novembre 2005, l'unica nevicata recente risale a
7 giorni prima, e con Nico si decide di provare una facile ferrata sullo sconosciuto
gruppo del Latemar che raggiunge la rispettabile quota di 2842mt. Partiamo
al primo Sole dal paese di Forno (1170mt), e salendo lungo il sentiero 516
ci rendiamo conto che questo è diventato una comoda mulattiera. La
vera salita inizia in fondo alla Valsorda fino a raggiungere l'incantevole
bivacco Latemar (2365mt). Da qui si prosegue su 10cm di neve in una semi-piana
che ci porta ad ammirare i Campanili del Latemar nell'omonima forcella (2685mt).
L'attacco della ferrata è a pochi minuti, e vista la facilità
iniziale procediamo in libera. Le uniche difficoltà sono date dalle
corde tutt'altro che tese: a volte sembrano essere lì per farti perdere
l'equilibrio! Pochi i passaggi realmente impegnativi, quelli degni di nota
un paio di metri sopra un masso vulcanico con a lato uno strapiombo infinito
e una scala di circa 6 metri per un balzo verticale. Evitiamo di salire sulla
vera cima delle Torri del Latemar per la scarsa traccia di ometti, e arriviamo
alle 15.30 su quella che è Cima Latemar (2791mt). La luce ormai ci
sta per lasciare, ci godiamo uno dei pochi spettacoli che il meteo di quest'anno
ci ha concesso e, nella luce delle torce elettriche e della Luna, raggiungiamo
comodamente il nostro punto di partenza.
Lagorai - Traversata del gruppo
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Agosto 2005: dopo più di un anno dall'idea si va finalmente ad affrontare la "Translagorai", lungo trekking di più giorni che permette di attraversare completamente la lunga catena dei Lagorai. Affrontata assieme a Nico, decidiamo di partire da Passo Rolle (1980mt) e arrivare in meno di 4 giorni al Passo Manghen (2047mt), seguendo un itinerario in saliscendi che ci porterà a superare circa 3500mt di dislivello totale e una lunghezza di percorso di circa 46km: non di certo una scampagnata! Attrezzati per dormire anche in tenda, riusciamo però a completare il percorso in 3 notti di bivacco, ostacolati solo da un pomeriggio di pioggia. E' un percorso che richiede una buona preparazione fisica, anche per il peso che bisogna sopportare sulle spalle, ma questo non toglie nulla alla soddisfazione di portare a termine la traversata e ai ricordi di luoghi completamente solitari e diversi uno dall'altro che si succederanno in questi giorni e rimarranno per sempre nei propri pensieri.
Per la descrizione dettagliata e fotografica della
Translagorai clicca qui: TRANSLAGORAI
Marmolada - Ferrata della Marmolada e discesa lungo il ghiacciaio
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30 luglio, tocca alla regina delle Dolomiti: la Marmolada.
Con i suoi 3343mt di Punta Penia è la cima più alta di queste
montagne, e per affrontarla occorre l'appoggio dei più esperti. Saliamo
in sei, oltre a me ci sono i soliti Nico e Marco, Walter già visto
sulle Pale così come Alberto, e il suo veterano papà Toni. La
nostra salita inizia al rif. Pian dei Fiacconi (2662mt) sulla variante del
606 che, attraverso un facile sentiero e un tratto in leggera pendenza su
ghiaccio e neve (affrontato con attenzione, senza ramponi), ci porta all'attacco
della Ferrata Marmolada nell'omonima forcella. La ferrata è abbondantemente
attrezzata anche con scale e piòli, e nonostante la verticalità
non risulta essere difficile. Arriviamo sul tetto delle Dolomiti camminando
sulla ghiaia sotto le folate di un gelido vento. La discesa viene affrontata
con piccozza, ramponi, e legati in cordata, dapprima sul piccolo ghiacciaio
a nord di Punta Penia, poi sulla breve ferrata "delle roccette"
della Schena del Mul attrezzata per bene solo da qualche anno, ed infine sul
vero e proprio Ghiacciaio della Marmolada. L'attenzione è tutta in
alcuni crepacci da saltare (per fortuna siamo in discesa) e da aggirare, ma
nel complesso è divertente. In breve siamo di nuovo al Pian dei Fiacconi,
e il mio pensiero va a coloro che mi hanno accompagnato fin lassù,
senza della cui esperienza non mi sarei probabilmente avventurato in questa
ascesa.
Gruppo Pale di S.Martino - Ferrate del Porton, del Velo e sentiero Dino Buzzati
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È il 19 giugno, e la novità della giornata
è che, oltre a Marco e Nico, si sono aggiunti Alby e Walter. Iniziamo
con lasciare l'auto a pochi chilometri dal ristoro La Ritonda e a risalire
il lungo sentiero che ci porta al rif. Pradidali (2278mt), trascinati dall'elevata
andatura delle nostre new entry! La sosta è breve, la strada
da percorrere ancora lunga. In pochi minuti siamo all'attacco della ferrata
del Porton, ferrata che si dimostra a tratti esposta ma con poche difficoltà,
caratterizzata dai numerosissimi gradini artificiali. La salita termina al
Porton (2480mt), passaggio obbligato fra due alte pareti strapiombanti. Affrontiamo
ancora una volta la sempre bella ferrata del Velo, che in breve ci porta al
rif. Velo della Madonna già visitato più volte. Ed è
il momento del conto in sospeso che io e Marco portiamo sullo zaino da 3 anni:
il sentiero Dino Buzzati. Oltrepassiamo Cima della Stanga a 2500mt e le corde
purtroppo non perfette iniziano poco dopo con una salita; la via è
interessante, a tratti leggermente esposta e ripida, mai complicata. L'unica
difficoltà è data dalla già vista fessura di 1mt di larghezza
e 40mt di altezza che si sviluppa verticalmente fra due blocchi di roccia.
Ma è un divertimento, e dopo 8 ore di cammino siamo di nuovo all'auto.
Cima Schiara - Bivacco fra le vie ferrate
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4 giugno 2005, I° giorno - Finalmente la neve sembra andarsene anche dalle quote più alte, e con Nico intraprendo quello che è il dislivello massimo fin'ora affrontato: 2000mt in 24ore, destinazione Cima Schiara (2565mt). Partiamo da case Bortot a circa 700mt con una iniziale discesa di 140mt per arrivare 2ore e mezza dopo al rif. 7° Alpini (1502mt) con 17kg di zaino in spalla. Le pareti verticali spariscono oltre le nuvole, lo scenario crea un po' di apprensione, ma all'attacco della ferrata ogni pensiero svanisce. La prima ad essere affrontata è la ferrata Zacchi: attrezzata in modo esemplare è ripida e alternata a tratti di sentiero esposto e ghiaioso. Un paio di passaggi davvero esposti ci portano dopo quasi tre ore a completare la ferrata e a riposarci al bivacco della Bernardina (2320mt), presso la famosa Gusela del Vescovà.
5 giugno 2005, II° giorno
- Alle 6.30 siamo già fuori dal bivacco, fra vento gelido e nebbia.
La salita verso la cima viene completata dalla ferrata Berti, anch'essa attrezzata
ottimamente anche se con lunghi tratti di elementare arrampicata libera. Oltrepassiamo
la cima purtroppo immersa nelle nebbie bellunesi, ci attende ancora la lunga
discesa lungo la ferrata Màrmol. Il tratto iniziale si svolge su creste
esposte e parzialmente attrezzate, poi su pendio erboso. La ferrata in seguito
si propone ripida lungo stretti camini, e nel tratto finale su cengia strettissima
comunque ben attrezzata. Il ritorno alle case Bortot è un sentiero
interminabile, complice soprattutto la nostra stanchezza.
Gruppo del Carega - Cima Carega lungo tre ferrate
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28 maggio 2005, tris di ferrate sul Carega! Come due
anni prima lasciamo l'auto al rif. Revolto (1355mt), questa volta oltre a
Marco c'è anche Nico. In breve arriviamo al rif. Passo Pertica (1573mt)
punto dove si intraprende il sentiero alpinistico Poiesi. Ma la breve sosta
al Passo Pertica ci rapisce lo sguardo verso una parete attrezzata apparentemente
non difficile: è la ferrata Biasin, costruita su una ex via di roccia
di V grado! Decidiamo di comune accordo di provare a salirne i 100 metri di
verticalità, attrezzati con corda e gradini. La ferrata si dimostra
in realtà difficile, sicuramente la più dura mai affrontata,
con passaggi angusti e gradini che ti obbligano a staccarti dalla parete.
Per fortuna sono solo 100 metri e in breve rientriamo al Passo Pertica attraverso
un ripido sentiero. Da qui proseguiamo finalmente verso il Poiesi, sentiero
attrezzato lungo ma facile, con la sola parte finale degna di nota. Il sentiero
termina a cima Madonnina (2140mt), da dove si raggiunge agevolmente la Cima
Carega (2259mt). Da qui puntiamo verso cima Mosca (2141 mt), punto dove inizia
la terza ed ultima ferrata del giorno, la Campalani. Il percorso è
ripido e ben attrezzato, si scende in fretta lungo un paio di stretti camini
e qualche passaggio esposto. L'ultimo tratto è su facile sentiero fra
prati. Salutiamo il rif. Scalorbi, questa volta solo da lontano.
Cima d'Asta - Bivacco in vetta
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11 settembre 2004: si torna a Cima d'Asta! Questa volta
però non sono solo con Nico, ma ad accompagnarci ci sono mia sorella
Elisa e il suo fidanzato Michele. Come più di un anno fa lasciamo l'auto
a Malga Sorgazza e ci incamminiamo per il 327; più in alto deviamo
per la sua variante 327b fra continui rigoli d'acqua e un sentiero sempre
comodo fino al rifugio Brentari. È qui che io e Nico salutiamo Elisa
e Michele, mentre noi ci incamminiamo verso la cima, dove pernotteremo al
bivacco Cavinato (2847mt). Dalla cima le valli sono nascoste dalle nubi, ma
lo spettacolo non è certo indifferente: ci godiamo un tramonto di quelli
che non dimentichi facilmente, e prima che faccia buio completo ci sistemiamo
all'interno del bivacco. Fortunatamente quella notte ci saremo solo noi due,
tanto è piccolo il Cavinato! Di dormire non se ne parlerà nemmeno:
il freddo è lì a ricordarti che sei quasi a 3000, e il pavimento
di legno a dirti che devi sopportare. L'unica compagnia che abbiamo è
un contatto radio con mia sorella e Michy che ci parlano dal rifugio. Il mattino
arriva ma l'alba è nascosta dalla nebbia. Non ci resta che scendere:
è il 12 settembre, è il nostro primo bivacco.
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_____24 agosto, I° giorno - Per la prima volta parto da casa all'una di pomeriggio con destinazione S.Vito di Cadore. L'uscita è con Nico, e lasciamo l'asfalto ai piedi delle piste sciistiche S.Marco. In poco tempo raggiungiamo il nostro primo rifugio, lo Scotter Palatini dove facciamo una breve pausa. Il tempo non è certo dei migliori: le molte nuvole e la leggera pioggia ci lasciano costantemente umidi. Arriviamo a Forcella Piccola (2120mt) da dove inizia la breve discesa verso il rif. Galassi, punto dove pernotteremo. Qui incontriamo Christiane, una giovane tedesca che decide di provare con noi la salita verso la cima dell'Antelao.
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25 agosto, II° giorno
- Di buona mattina sembra essersi diradata la fitta nebbia che nascondeva
il rifugio, anche se in alta quota sembra essere tutt'altro che sereno. Torniamo
verso Forcella Piccola, già attraversata il giorno prima, e iniziamo
la salita verso la vetta. Il sentiero è inizialmente ben tracciato,
prima fra roccette, poi attraverso un ghiaione che porta alla parete de La
Bala. La salita poi diventa faticosa e ostica a causa della ripidità
del percorso e della continua presenza di ghiaia e passaggi esposti. L'ultimo
tratto, il più spettacolare, si sviluppa su dei lastroni dall'estensione
impressionante! La salita qui è comoda benché ripidissima, sembra
di camminare su un asfalto con pendenza esagerata. Il vento è incessante
e le nuvole non ci permettono di vedere la fine dei lastroni. Ormai proseguiamo
distanziati, ognuno di noi tre fa la propria andatura in solitudine. Supero
due, forse tre, passaggi davvero difficili; uno di questi è attrezzato
con un cavo metallico: bisogna tirarsi su quasi di sole braccia. Arrivo a
vedere Nico, lui è già lì da pochi minuti: lo raggiungo
sorridendo, ci abbracciamo, siamo a 3264mt e il freddo ci ghiaccia le mani.
Non rimaniamo sù molto tempo, giusto quello per un panino e per firmare
il diario di vetta. Iniziamo la discesa, una concentrazione che dura quasi
più della salita! Alla fine siamo di nuovo a Forcella Piccola, mancano
ancora 900mt per arrivare all'auto ma, in confronto a prima, ora sarà
una passeggiata.
Sassolungo - Ferrata Oskar Schuster
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È il 17 luglio 2004, e finalmente il tempo sembra
stabilizzarsi; nonostante una lieve nevicata di qualche giorno prima, si parte
alle luci dell'alba per raggiungere il gruppo del Sassolungo. Iniziamo a salire
lasciando l'auto a Passo Sella (2180mt) lungo il ripido ghiaione che porta
al rif. T. Demez (2681mt), per poi scendere fino al rif. Vicenza (2253mt).
È qui che incontriamo Janna e Stefi, due ragazze bavaresi al loro primo
di cinque giorni fra le Dolomiti. E con loro affrontiamo la ferrata Schuster.
Salendo il ghiaione del Sassopiatto troviamo della neve, superata senza difficoltà
grazie alla traccia lasciata da altri escursionisti. La ferrata è ripida
e non sempre attrezzata: molti tratti devono essere affrontati in progressione
libera con le dovute attenzioni! Mentre salgo devo fare molta attenzione a
non far precipitare sassi e roccette, disseminati ovunque e pronti a cadere
appena vengono spostati. Più di uno i canalini da risalire, l'ultimo
dei quali ancora in buona parte innevato ma praticabile. Si arriva alla cima,
dove poco dopo arrivano pure le nostre amiche bavaresi. Siamo appena sotto
ai tremila e il vento gelido ce lo ricorda: scambio culinario italo-bavarese,
e poi giù verso il rifugio Sasso Piatto!
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8 Dicembre 2003: la prima uscita con le ciaspe, nonché
il mio venticinquesimo compleanno! La giornata è memorabile, il cielo
mai è stato così sgombro da nubi. Sono ancora in uscita con
Nicolò, e indossiamo le ciaspe a P.so Falzarego (2105mt) con la temperatura
di -11°C. Fa abbastanza freddo e il vento certo non ci aiuta, ma la salita
lungo il 402, trasformato in una pendente pista sciistica, non tarda a scaldarci.
I ramponcini delle ciaspe affondano nel fondo ghiacciato della pista, e in
meno di due ore siamo sulla cima a 2762mt! Il panorama è incredibile:
dall'Austria alle prealpi la visibilità è ottima e si può
spaziare a 360° senza trovare una nuvola. Iniziamo la discesa fino a raggiungere
Forcella Lagazuoi, punto dove il vento raggiunge la sua massima intensità:
la neve alzata da terra crea uno scenario polare, e le poche parole da scambiare
con Nico devo urlarle per fargliele appena percepire! Il vento gelido riesce
a penetrare i cinque strati di vestiti che indosso, ma non riesce però
a fermare il nostro cammino. Arriviamo a Forcella Col dei Bòs, dove
poco più sotto incontriamo un branco di una decina di camosci. Ancora
poco, ci addentriamo nel bosco, e in un completo galleggiamento sulla neve
guadagnamo il nostro punto di partenza.
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23 Novembre 2003, la nostra stagione alpinistica è
ben oltre il suo termine, ma con Nicolò vado ugualmente ad affrontare
un giro apparentemente tranquillo. Alle 8:20 lasciamo l'auto al laghetto ghiacciato
Antorno: troppo ghiaccio per continuare in auto. Seguiamo le incerte tracce
sulla neve fino al Rif. Auronzo (2320m slm), al quale arrivano anche altri
escursionisti austriaci. Il vento è gelido e non ci da pace durante
la pausa. Proseguiamo fino al Rif. Lavaredo in un sentiero pianeggiante e
panoramico, e superandolo arriviamo fino alla forcella Lavaredo. Il sentiero
101 a questo punto si dirigerebbe verso il Rif. Locatelli, ma concordi decidiamo
di puntare in direzione retta verso la Cappella dei Pastori, accorciando non
di poco il tragitto! E' qui che accuso il momento di maggior stanchezza e
freddo, ma non c'è posto per ripararsi. Saliamo alla forcella del Col
de Meso dove il vento spazza ogni cosa. Bisogna raggiungere il Rif. Auronzo,
ma da qui non si vede! Altimetro alla mano, la fortuna di trovarsi a camminare
proprio sopra al sentiero coperto dalla neve, l'anello delle delle Tre Cime
viene chiuso. Scendiamo lungo la strada asfaltata irriconoscibile per la neve:
dopo 8 ore siamo di nuovo all'auto mentre il Sole tramonta.
Massiccio del Grappa - Sentiero attrezzato C. Guzzella
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E' il 27 settembre 2003, si tenta l'impossibile! Partenza
da casa in MTB, salita fino alla B.V. del Covolo lungo i quasi 3km di asfalto
con pendenza media del 10% e zaino sulla schiena. Arriviamo al santuario in
perfetto orario per rinfrescarci e aspettare Franco che verrà con noi
a piedi fino in cima Grappa. Saliamo per poco lungo il sentiero 109 per poi
proseguire lungo il 102. Attraversando la Val Muneghe perdiamo il 102 in un
tratto privo di segnali e di traccia, poi ritrovata tornando sui nostri passi.
Saliamo verso il sentiero attrezzato Guzzella, decisi ad affrontarlo senza
l'ausilio di imbrago e moschettoni. Sono già alla terza salita su questa
via, ma senza imbrago fa inizialmente una certa impressione! Dopo l'ultimo
bel tratto arriviamo alla cima dove pranziamo. Decidiamo di scendere, la luce
non sarà ancora molta e in circa 2 ore siamo di nuovo alla B.V. del
Covolo, merito del ripidissimo sentiero 109. Salutiamo Franco, dopo la sua
performance alla seconda ferrata, e con Nicolò scendo in MTB lungo
la discesa che porta a Crespano d. Grappa. Con un grande rischio e poco controllo
sulla bici raggiungiamo la velocità strepitosa di 76
km/h! Non ci resta che brindare a pochi
chilometri da casa: l'impresa è compiuta.
Gruppo Pale di S.Martino - Ferrata della Vecchia
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7 settembre 2003: partiamo da casa abbastanza tardi
per dirigersi verso le Pale di S.Martino, arrivando in auto fino a M.ga Zivertaghe
(già vista più di un anno fa). Anche quest'anno affronto assieme
a Nicolò la salita che ci porta fino al bivio per la ferrata della
Vecchia, proseguendo verso quest'ultima. La parete è verticale e abbastanza
esposta, ma nonostante alcuni gradini metallici rotti non si presentano grosse
difficoltà lungo la salita. Arriviamo al Porton in un giro inverso
rispetto allo scorso anno. Proseguiamo verso il rif. Velo della Madonna, affrontando
l'ormai consueta ferrata del Velo. Inizia a fare freddo, ci ripariamo per
un po' all'interno del rifugio, ma per evitare il buio siamo costretti a scendere.
Per fortuna non piove e in poche ore siamo all'auto.
Cristallo - Ferrata Dibona e Ferrata De Pol
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5 luglio, I° giorno - È uno di quei giorni che tanto attendi, che da tempo hai programmato e che non puoi mancare perché altrimenti si rischia di rimandare ancora tutto all'anno successivo. Speri nel tempo, in questo inizio estate secco e torrido che accidenti proprio ora concede spazio ai temporali. Ma stavolta tutto gira come dovrebbe, e la fortuna ci regala due giornate indescrivibili fra sole e neve a 3000mt. Partiamo alle 8.00 da Ospitale, ci sono 6°C. La salita si fa subito sentire ma il panorama che si apre sulla Val Padeòn ci ripaga già di molto. Ineguagliabile la vista della Croda Rossa, un vero gioiello roccioso! Arriviamo al primo tratto attrezzato della ferrata Dibona, una sosta: troviamo dei bossoli della Prima Guerra in una ex postazione di vedetta. Lungo tutto il tragitto sarà un continuo comparire di resti e costruzioni di guerra. Il percorso è esposto ma non difficile, un continuo sali-scendi che ci costa fatica e non ci fa guadagnare quota facilmente. A metà percorso facciamo una lunga sosta di quasi un'ora, mangiamo qualcosa mentre altri escursionisti ci sfilano davanti nella loro discesa. Ci avvertono della neve in quota mentre delle raffiche gelide ci ghiacciano: meglio proseguire per scaldarsi un po'. Inizia il tratto innevato, ma non sembra troppo impegnativo. Sette ore di cammino, il rifugio Lorenzi ancora non si vede: siamo tutti stanchi, facciamo due brevi soste a distanza di pochi minuti. Sembra non finire mai, finché salendo sulla Cresta Bianca si apre la vista suggestiva sul rif. Lorenzi, dove pernotteremo. Un ultimo tratto, arriviamo a quello che è il culmine del percorso: il Ponte Cristallo. Un ponte sospeso lungo 30mt sostenuto da alcune funi. Ancora pochi minuti e finalmente siamo al rifugio.
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6 luglio, II° giorno
- Reduci da una notte quasi insonne ci incamminiamo in direzione della ferrata
René De Pol. La neve è ghiacciata e non più morbida,
decidiamo di proseguire cauti attendendo che il Sole scaldi leggermente l'ambiente.
Il cielo è di un blu invidiabile, ci godiamo il panorama per diversi
minuti, fino a quando siamo costretti ad aprirci la via su un nevaio ancora
vergine cercando un sentiero che quasi non si vede. Stupenda la piana del
Graòn del Forame e la vista che ci regala sul Cristallo. Arriviamo
a Forcella Verde da dove inizia la ferrata. Il sentiero detritico che ci porta
a Forame de Fora e Forame de Inze è fra i più difficili mai
fatti! Detritico, stretto, ripido ed esposto: con molta attenzione lo superiamo
senza complicazioni. Dalla Forame de Inze in poi è quasi tutta ferrata,
gradevole, tecnica, ma mai molto esposta. Dopo sette ore di discesa siamo
di nuovo ad Ospitale: stanchi, ma soddisfatti, riceviamo l'ultimo complimento
da un signore del posto. Sarà tutto indimenticabile.
Pasubio - Ferrata Falcipieri e Strada delle 52 gallerie
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È il I° giugno 2003, con Marco torno sul
gruppo del Pasubio dopo esserci stato più di un anno prima fra nebbia
e neve. Il percorso di andata si svolge lungo il sentiero attrezzato G. Falcipieri,
che da Bocchetta Campiglia prende immediatamente quota e ci porta subito all'attacco
della ferrata. Molto presto una bellissima scala metallica ci fa compiere
un salto di circa 20mt su parete strapiombante! Il clima è umidissimo,
la nebbia sempre presente in questa zona ci fa sudare oltre ogni limite. Una
alla volta passiamo tutte le cime della cresta in compagnia di Massimo, escursionista
acquisito durante la marcia; Cima Cuaro, M. Forni Alti, P.so Fontana d'oro,
Sojo Rosso, fino alla Cima dell'osservatorio da dove si può dirigere
lo sguardo verso tutti i monti circostanti. Arriviamo al rif. Papa, proseguiamo
fino alla Cima Palon (2232mt) dove io e Marco ci imbattiamo in un tunnel sotterraneo
fatto scavare dal Gen. Papa durante la Prima Guerra. La discesa è lungo
la classica Strada delle Gallerie: 52 brevi tunnel scavati durante la Guerra,
alcuni dalle caratteristiche uniche e impensabili. La torcia elettrica è
obbligatoria, il caschetto molto utile. Arriviamo alla prima (e ultima) galleria.con
qualche goccia che cade sempre più insistente: incontriamo una famigliola
che sta salendo, il papà chiede: "Scusate ragazzi... quanto manca??"
-no comment-
Cima d'Asta - Sentiero attrezzato Gabrielli
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Dopo alcuni indugi, il 24 maggio 2003 io e Nicolò
proviamo la salita ai 2847m di Cima d'Asta. Con l'auto ci portiamo fino a
M.ga Sorgazza risalendo tutta la val Malene. Seguiamo il sentiero 327 fino
a raggiungere la variante del Sentiero Italia. Rapidamente prendiamo quota
e arriviamo all'attacco della ferrata Gabrielli. Siamo sul versante nord,
e la visione del m.te Civetta ci riporta al luglio 2002! Iniziamo a salire,
la via ferrata è semplice. Lungo la via raccolgo qualche cristallo
di quarzo, il terreno ne è disseminato! Arriviamo alla Cresta di Socede:
alla nostra sinistra è uno scivolo di ghiaccio, alla destra impossibile
tentare. Decidiamo di procedere in libera sulla Cresta, qualche metro di estrema
concentrazione e raggiungiamo la cima Col Verde. Il rif. Brentari è
immerso nella neve, il laghetto di Cima d'Asta completamente ghiacciato, i
2847m coperti dalle nubi che iniziano a quota 2700m circa. La salita in vetta
si presuppone impossibile e tutt'altro che panoramica. Decidiamo quindi di
non oltrepassare il rifugio, con rischio e fatica appena conquistato! Ci concediamo
una pausa, poi scendiamo lungo il sentiero Italia sopra a degli enormi lastroni
di roccia. Arriviamo al bosco, le marmotte ci salutano... Torneremo!
Gruppo del Carega - Cima Carega
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27 Marzo 2003, si torna a far sul serio! Organizza
Marco, e gli devo il merito di una giornata memorabile trascorsa in un luogo
che sembra uscito dalle fiabe. Partiamo non prestissimo dal Rif. Revolto e
dopo pochi minuti siamo già al Rif. Passo Pertica. Sono appena 1520m
slm ma la neve già si fa vedere nei tratti in ombra, facendo presupporre
che più su ne troveremo in abbondanza. Con il sentiero che si snoda
fra pini e loro radici, non si può non fare caso all'aridità
del territorio, contrastata dalla presenza di neve tutt'intorno. Arriviamo
a Cima Madonnina dove colti da ammirazione per il paesaggio cristallizzato
ci concediamo una pausa seduti ai piedi di una Madonnina bianca, custode del
diario che anche noi firmiamo. Da quel punto si cammina in cresta, con la
neve che concede poche alternative alla via già scarsamente tracciata
da altri. Dopo un passaggio veramente impegnativo assicurati con braccia e
piedi infilati dentro alla neve ghiacciata, giungiamo al Rif. Fraccaroli,
dal quale in 10' riusciamo a conquistare Cima Carega (2259m slm). Da qui è
uno spettacolo bianco in tutti i 360°. Unica pecca una fastidiosa foschia
che ci impedisce il panorama più lontano. Qualche foto di rito, una
breve pausa, poi le raffiche ghiacciate ci costringono a scendere. Fino al
Rif. Scalorbi è un navigare fra la neve e il ghiaccio, questa volta
in tutta la sicurezza della valle che ci porta al sentiero E5. Da provare
anche d'estate... ma con la neve è un vero gioiello!
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E' il 7 settembre 2002. Uscita sulle
Dolomiti, quelle vere, con Marco. La nostra meta sarà raggiungere la
cima della Tofana di Ròzes, salendo lungo la Ferrata Lipella. Partiamo
a piedi dal Rif. Dibona proseguendo sulla sinistra verso il Castelletto. Più
in basso, una quindicina di camosci si rincorrono fra il verde del prato e
il rosso della roccia attirando la nostra attenzione. Arriviamo all'attacco
della ferrata, vale a dire alla Galleria del Castelletto, un lunghissimo cunicolo
interno alla montagna realizzato durante la Prima Guerra mondiale dall'esercito
austriaco. Fu in questo punto che venne fatta saltare la più potente
carica esplosiva di tutta la Guerra. Il tunnel è reso praticabile da
una scala in acciaio, ma la torcia elettrica e il caschetto sono d'obbligo!
Dopo 500 metri di cammino si sbuca sul versante nord-occidentale e si affronta
la parete nord. Uno spettacolo di colori ci distrae dalla salita, quasi sempre
impegnativa e con tratti in cui la roccia si presenta bagnata da continue
infiltrazioni d'acqua. Si prosegue a gradoni, a tratti salendo verticalmente,
a tratti costeggiando la parete per pianerottoli che lasciano spazio al massimo
a due persone. Alle Tre Dita proseguiamo verso la cima, la parte più
esposta e difficile inizia da qui. Sposto un sasso facendolo scivolare verso
valle: un tocco, poi silenzio... Finisce la ferrata, un'ultimo tratto tutto
di salita fra sassi e neve. Arriviamo alla cima, Cortina d'Ampezzo si intravede
a tratti fra le nubi più basse. Una firma nel diario: 3225mt, ci siamo
stati anche noi!
Monte Civetta - Ferrata degli Alleghesi
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E' il 20 Luglio 2002, dopo un mese di attesa si và
ad affrontare quella che è la prima vera Cima da raggiungere. Alle
4.00 sono a casa di Nicolò, si parte! L'alba ci attende durante il
percorso e ci accoglie al Rifugio Pala Favera (1500m slm). La cima è
coperta dalle nubi, ma le previsioni meteo fanno ben sperare. Durante la salita
incontriamo diverse marmotte già prima di arrivare al Rif. Coldai (2130m
slm), vero centro di partenza per chi decide di salire o aggirare il Civetta
in due giorni. Arriviamo presso Schinal del Bech da dove il sentiero si divide
per portarci all'attacco della ferrata. Si inizia a salire con gran rapidità,
a tratti anche su pioli molto esposti e su una scala metallica. La salita
lungo la Alleghesi è sempre ben assicurata e allo stesso tempo esposta
e panoramica. Di neve non c'è traccia, solo le nubi salendo dalla Valle
di Zoldo ci ostacolano il cammino non permettendoci di vedere molto sopra
alle nostre teste. L'ultimo tratto, privo di corda, si svolge su gradoni di
roccia ghiaiosa. Dopo poco tra la nebbia del versante sud-est scorgiamo la
croce dei 3220m: siamo sulla cima! A nord, a ovest, a est un panorama indimenticabile.
Dal Sassolungo alla Marmolada, dal Sella alle Tofane, dal Cristallo al Pelmo
appena dietro di noi. Restiamo lì una mezz'ora abbondante, poi il vento
ci convince a scendere verso il Rifugio Torrani. Continuiamo verso il Passo
del Tenente scendendo lungo un ghiaione che ci permette passi da due metri.
Il sole tramonta, non siamo ancora al Coldai. Stanchi, ma consapevoli di aver
camminato 15 ore verso una delle cime più belle, arriviamo col buio
al nostro punto di partenza. E' fatta, e resterà nella nostra storia!
Gruppo Pale di S.Martino - Ferrata del Velo
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... 30 Giugno 2002, con Nicolò dedicidiamo di
affrontare un giro interno al gruppo delle Pale. Salita lungo la Ferrata del
Velo e discesa lungo la Ferrata della Vecchia. Giornata memorabile dal punto
di vista meteorologico, la più limpida mai vista! Saliamo da M.ga Zivertaghe
verso i prati Ronz con grande entusiasmo fino ad arrivare velocemente al Rif.
Velo della Madonna. Proseguiamo per la ferrata Velo, a tratti esposta ma sempre
ben assicurata fino ad arrivare al Porton senza trovare alcun segnavia della
Ferrata della Vecchia. Un escursionista ci invita a lasciar perdere, a detta
sua questa ferrata è abbandonata e sconsigliata. Torniano verso il
Rif. Velo scendendo sempre dalla Ferrata del Velo, ricontemplando l'imponenza
del Sass Maor subito sopra di noi. Sosta al rifugio e poi torniamo giù
col cielo che lascia cadere qche leggera goccia di pioggia.
Gruppo Pale di S.Martino - Sentiero D. Buzzati
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... 18 Maggio 2002: si tenta il sentiero attrezzato
Dino Buzzati, via dedicata allo scrittore bellunese amante di queste montagne.
E come dargli torto?! Il clima è dei migliori, lo spettacolo esaltante,
i camosci tengono compagnia a me e Marco durante la salita. Sentiero abbastanza
facile, non fosse per un passaggio strettissimo fra due rocce che ci costringe
a mille acrobazie. Sembra finita, ma più si sale e più la neve
fa sentire la sua presenza, fino al versante nord dove essa ha completamente
nascosto la corda di sicurezza. Proseguiamo cercando di affondare mani e piedi
nella neve e di assicurarci come meglio possibile... le mani si congelano,
il rischio di scivolare diventa troppo evidente. Rimandiamo tutto ad altra
data e torniamo a casa, convinti di non aver fallito ma di aver ricevuto un
avvertimento. Ci tornerà utile in seguito!